illutik - Raffaella Vaccari

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opere
 
 Illutik, illuga: la vostra casa, la mia casa

Performance di Raffaella Vaccari
con
Tullio Valentini
Ilse Sanftl
Dina Polidori
Irene Balducci



Rimini, piazza Cavour
Portici Palazzo dell’Arengo
Lunedì 9 aprile 2007 ore 17,00
Durante la manifestazione “I colori della città”


Non ereditiamo il mondo dai nostri padri,
ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli
(proverbio dei nativi americani)


Questo lavoro è lo sviluppo della performance presentata il 18 marzo 2007 in occasione della Mostra di Pittura “Il Pensiero della Differenza”, presso la Sala del Podestà di Rimini.
Anche questa performance si collega al mito dell’Uomo del Nord, figura Inuit associata al cattivo tempo. Per riguardo nei suoi confronti, gli Inuit piantano le proprie tende sempre con l’apertura rivolta verso il sud, diversamente l’Uomo del Nord potrebbe arrabbiarsi e spazzarle via.
Il tema degli Inuit è l’aggancio metaforico alla tematica della Performance che è il concetto di Entropia.
All’interno della struttura circolare ove sono posizionate quattro strisce di tela vi è l’Uomo del Nord, che danza, mentre quattro figure femminili poste all’esterno hanno in mano un pennello ed un barattolo di vernice con un colore legato all’elemento che esse portano nella struttura: aria-azzurro, acqua-verde, fuoco- rosso, terra-ocra.



Quando l’Uomo del Nord inizia a muoversi battendo due pennelli, le donne cominciano a dipingere una parte della tela, ognuna creando un simbolo particolare. Improvvisamente l’Uomo del Nord si dirige verso una figura femminile la quale, appena questi le si avvicina, sospende il proprio lavoro e distribuisce una pennellata di colore sul corpo dell’uomo. Avvenuto ciò, l’uomo torna al centro della scena. La cosa si ripete varie volte, cambiando di volta in volta la figura femminile a cui egli si rivolge.
Al termine della musica, l’Uomo del Nord cessa il suo movimento mentre le figure femminili si spostano su di un’altra striscia di tela, alla loro destra, e riprendono a dipingere la parte successiva di tela non dipinta. Terminata la tela, le figure femminili siedono di fronte ad essa e così fa l’uomo e tutti si prendono per mano.

 

L’immagine dell’uomo seduto con le figure femminili al centro della scena significa che il tempo cattivo è finito e si può uscire di casa. Questa è la metafora di un cambiamento che la mentalità comune deve operare nei confronti del proprio ambiente, della natura e della donna, e questo cambiamento può avvenire solo attraverso l’arte ed il femminile (è per questo che l’Uomo del Nord viene dipinto/modificato).
Le figure femminili si scambiano il posto (casa) ogni volta che si sospende la musica, quale metafora della solidarietà femminile, dell’aiuto reciproco che si può portare nella casa di una altra donna nel momento del bisogno (quando infuria il cattivo tempo). Più ampio il riferimento a dare un potere più marcato al femminile, alla gestione del potere nella nostra società (il gruppo di case come società).
Nell’antichità il disegno della spirale nella danza era il simbolo della continuazione della vita dopo la morte e l’annuncio dell’immortalità dell’esperienza umana. Il movimento a spirale da sinistra verso destra anticamente indicava poi la direzione dell’evoluzione e della nascita.
Nella performance il movimento a spirale creato dallo spostamento delle donne da una tela all’altra dà la misura dell’entropia del sistema.
I simboli dipinti dalle varie figure femminili sono quattro dei 7 segni primordiali: i segni nati dall’anima umana che hanno permesso di costruire tutti i templi sulla terra. Essi esprimono l’Universo stesso ed arricchiscono dalla notte dei tempi con il loro significato cosmico costumi, ornamenti, oggetti d’uso. La croce simboleggia lo spazio ed il tempo, il quadrato la terra, la solidità, il cerchio il principio, l’infinito, il movimento ma anche la completezza raggiunta, infine il triangolo è il simbolo dell’unione dello spirito con la materia: la relazione tra cielo-terra-uomo.
Ogni figura femminile li dipinge in uno spazio, ma non invade l’altrui spazio perché in questo momento viene mantenuta la propria individualità. Cosa che non succederà poi, quando si sarà raggiunta l’entropia massima (e finale) di un sistema e si dovrà rientrare nell’altro. L’Uomo del Nord non se ne va, rimane seduto al centro della scena, poiché non viene sconfitto ma è parte integrante del tutto: infatti, affinché il sistema funzioni, deve sempre esserci cattivo tempo associato a bel tempo, altrimenti non si potrà mantenere un equilibrio.



Questa vuole richiamare con evidenza l’atteggiamento negativo che ha l’umanità attuale rispetto alla natura ed ai suoi cicli, l’amato sole e l’odiata pioggia. Atteggiamento che sta conducendo verso l’entropia del nostro ciclo vitale. Se si pone sguardo alla nostra storia, si vede che è costellata di violenza, di guerre perpetuate contro gli altri, contro i diversi da sè. La figura dell’Uomo del Nord è anche metafora della figura maschile, stella vincente del ciclo di vita patriarcale e violento in cui viviamo, in cui la donna è stella perdente, sottomessa.
Il fatto che l’Uomo del Nord si sieda alla fine della performance al fianco delle donne significa che l’autrice auspica un cambiamento, un passaggio da un potere di tipo maschile ad uno di tipo femminile.
Il potere al femminile però sarà ben diverso da quello maschile, che viene attuato da un solo soggetto maschile: il potere al femminile sarà quello della collettività (ed infatti le persone si trovano assieme alla fine al centro della scena ).
Le 5 persone sedute al centro della scena si alzano: mentre l’Uomo del Nord comincia a camminare all’esterno ove sono poste le tele, battendo i pennelli, ogni figura femminile afferra una tela in verticale e la sposta al centro della scena.



Quando tutte le tele sono montate al centro della scena creando una struttura verticale le figure femminili si siedono di fronte ad una tela ed iniziano a dipingerla, apportando il proprio segno dove manca. Ad un certo punto arriva l’Uomo del Nord che intingendo un pennello in una coppa di colore nero inizia tracciare una linea ondulata che percorre in senso orizzontale tutte e quattro le tele, ripete poi l’operazione per un’altra volta.
Questo tracciato simboleggia la vibrazione originaria e dunque il suono, la musica che unisce.
La struttura centrale creata ha radici nella terra e rami verso il cielo. Simboleggia l’uomo sia nella sua appartenenza alla terra sia nella sua aspirazione al cielo. Infine le 4 figure femminili sedute alla base della struttura si girano verso l’esterno mentre l’uomo del Nord prende il bastone della pioggia e si va a sedere affianco alle figure femminili, lo porge ad una che inizia a suonarlo poi viene passato alla successiva e così via finché non ritorna all’autrice che lo suona per 4 volte: questa vuole essere una esortazione a non avere paura della pioggia, perché se non cambierà il nostro modo di pensare e vivere la natura, l’unico suono della pioggia rimarrà quello (fittizio) del bastone.
L’uomo del nord è vestito di bianco perché è il colore della purezza; viene di solito utilizzato in tutte le tradizioni nei riti di iniziazione: da chi si appresta ad intraprendere una strada spirituale o da chi sta per cambiare condizione. È spesso considerato la somme dei tre colori primari e simboleggia la totalità e la sintesi come il suo opposto il colore nero, che diventa la somma dei colori, la loro negazione o la loro sintesi. Le 4 figure femminili sono vestite di nero perché il nero è simbolo di coscienza del vuoto assoluto e quindi morte dell’ego, emblema dell’evoluzione della ricerca interiore. Inoltre il bianco ed il nero sono colori opposti perché entrambi sono i limiti dei colori caldi e di quelli freddi, come il giorno e la notte che sono aspetti della stessa realtà: senza il buio infatti non si può percepire la luce.



 
 
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