der Sandmann - Raffaella Vaccari

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Der Sandmann – l’uomo di sabbia


Un giorno al mercato ho notato una coppia di tedeschi che mi osservava e, ridacchiando fra loro, guardavano con estremo interesse la mia maglietta che recava il disegno di un pupazzetto buffo, con il cappello di cono e la scritta “der Sandman”.
La performance dell’uomo della sabbia nasce qui.
Sandman, l’uomo della sabbia, gironzola di notte ed entra nelle case delle persone per farle sognare, soffiando sabbia magica sui loro occhi. Se ci si ritrova al risveglio delle crosticine attorno agli occhi, non sono altro che i suoi granelli di sabbia. Ma è anche l’uomo cattivo che punisce i bambini che non vogliono dormire, gettandogli manciate di sabbia in faccia e rubandogli gli occhi per portarli come cibo ai propri figli. Può creare incubi ma anche fantasie e pace nel mondo dei sogni.
La storia di Sandman, l’uomo di sabbia, è funzionale per lavorare sul concetto di Perturbante.
Per spiegare in modo semplice il concetto di perturbante ci può venire in aiuto la lingua tedesca: in tedesco perturbante si dice das Unheimliche, letteralmente non famigliare, il contrario di Heimlich, famigliare. Per parlarne Freud si serve del racconto dello scrittore tedesco dei primi ’800, Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, “L’uomo di sabbia”.
Quando ci accorgiamo che una cosa a prima vista famigliare, dopo un esame più approfondito, contiene anche elementi che non lo sono, entriamo nella categoria del perturbante.
La particolarità di questa parola è che al suo interno contiene due significati antitetici che coesistono e si legano in modo coerente, perché è presente un dualismo affettivo: Il concetto di heimlich è legato alla casa, unheimlich è lontano da casa, tutto quello che di solito è segreto, nascosto e che invece può riemergere. La familiarità legata all’estraneità diventa dunque perturbante. È una parola che vive sul doppio, in cui gli opposti si incontrano, una vera anomalia, una quadratura del cerchio, un termine che “sviluppa il suo significato in senso ambivalente fino a coincidere con il suo contrario”. Lo stereotipo è una costruzione innata della mente, che permette il riconoscimento immediato delle cose. Quando un elemento non corrisponde allo stereotipo genera un senso di sorpresa. Uno stereotipo classico è ignorare le ombre, istintivamente si vedono e si riproducono gli oggetti senza le ombre. Diversi sono gli artisti che creano una visione perturbante con la propria arte. Nella pittura di Enrico Lombardi vi sono ombre a profusione, e la particolarità è che nella composizione, alcuni elementi che creano l’ombra non sono rappresentati: vi sono oggetti con le rispettive ombre accostati ad ombre senza oggetto. L’elemento raffigurato viene perciò ricostruito mentalmente tramite l’ombra. Consideriamo però, che vedere l’ombra è un’operazione mentale di trasgressione della percezione. Tutto questo tende a creare un effetto perturbante in una rappresentazione paesaggistica a prima vista famigliare. La stessa cosa l’artista riesce a ricreare nei suoi scritti, da lui chiamati canti.
È da questi canti che parte l’azione della performance.
Il perturbante permette di vedere al di fuori degli stereotipi che condizionano la percezione; è un varco in un mondo alternativo. L’uomo di sabbia ci accompagna ad una percezione ermeneutipa di un’altra terra, per renderci consapevoli che l’altra terra siamo noi ma con una visione diversa, una visione altra.
La parola Ermeneutipo è stata coniata dal ricercatore della scuola operativa Giuseppe Martinini per designare quel tipo di visione che permette di percepire oggetti superando l’azione condizionante della struttura costitutiva della mente, tramite la metodologia dell’interpretazione.
L’uomo di sabbia ci esorta a diverse concezioni di pensiero, per ricordare che accanto ad un sentire patriarcale, la forza dell’Uno che vede nell’altro il nemico, esiste un sentire alternativo, accogliente, che armonizza con gli altri, la forza della collettività fatta di unione e solidarietà che riesce a vivere in sintonia ed in armonia con gli altri e con la natura per sognare tutti assieme.

Performance: Der Sandman, L’uomo di sabbia

Ci sono 4 persone sedute a terra in cerchio. In mezzo ad esse una ciotola grande con della sabbia.
In un angolo della sala una persona legge ad alta voce questa frase:

“dovunque qualcosa vive, esiste, aperto in qualche luogo, un registro in cui il tempo si va iscrivendo”(Henri Louis Bergson)

Le 4 persone che sono sedute a terra in cerchio iniziano a fare delle azioni ripetute con movimenti automatici, ripetitivi, meccanici.
Una persona prende un mucchietto di bottoni da una scatola e li fa cadere rumorosamente nella stessa.
Una persona scrive su di un foglio i numeri 1, 3, 10, 5;
Una mescola un liquido nero dentro una ciotola con un pennello;
Una ha in mano un libro che reca il titolo “il Convitato di pietra” e lo colpisce iteratamente con un martello.
Dopo poco l’uomo di sabbia, fuori dal cerchio, soffia della polvere dorata su ognuno seduto a terra al centro della scena. Appena accade ciò si ferma ogni azione.
E subito dice:

Donaci il coraggio di entrare nella logica di queste sabbie, che è, anzitutto, logica di nudità.
Il deserto ti spoglia. Ti riduce all’essenziale. Ti decostruisce. Ti priva del guardaroba.
Ti toglie di dosso gli abiti che finora hai considerato come assoluti, e ti fa capire che la tua identità va ben oltre le livree dell’appartenenza. Ti fa sentire povero, insomma. Come una bisaccia vuota. (Don Tonino Bello).



La persona con la ciotola dei bottoni la passa a quella alla sua destra. Prende la scatola. Ne prende uno e lo butta nella sabbia e così di seguito, fanno tutte la stessa azione. Quando la scatola è arrivata alla persona iniziale, questi la appoggia davanti a sé.
Poi la persona che scrive i numeri sul foglio scrive il numero 7. Passa il foglio a quella alla sua destra che scrive il numero 9 che passa il foglio a quella alla sua sinistra che scrive il numero 4 e l’ultima scrive il numero 11.
Il foglio torna all’inizio, viene accartocciato e gettato nella sabbia.
Ora tocca alla persona ha in mano il libro e il martello: li consegna a chi è alla sua destra che li appoggia davanti a sé, prende un chiodo e lo infila con una martellata nel libro. Poi lo consegna alla sua destra, viene fatta la stessa azione e così via. Quando il giro è finito il libro ed il martello vengono gettati in mezzo alla sabbia.
La persona che tiene in mano la ciotola con il colore nero la passa alla persona alla sua destra che la prende e ci infila dentro le dita, poi la passa a quella alla sua destra e si pulisce le dita con uno straccio bianco. L’azione viene ripetuta da tutte le persone. Quando la ciotola ritorna al punto di partenza, la persona versa il contenuto della ciotola sulla sabbia e infine vi getta anche lo straccio dopo essersi pulita le dita.
Ora la Persona che aveva la ciotola con i bottoni inizia un canto. Al termine del canto tutti infilano le mani nella sabbia nella ciotola davanti a loro.
L’uomo di sabbia in un angolo della sala legge questa frase:

Solo d'autunno, in quei giorni chiari e corrotti che scolpiscono i contorni come solitudini disperate, puoi tentare di ritrovare una matrice, un foglio scarabocchiato, uno straccio di sindone. niente più fedi, niente più destini! (Enrico Lombardi)
Poi le 4 persone sedute per terra tolgono le mani dalla sabbia, si girano rivolte verso l’esterno e scrivono con un gesso sul pavimento la frase:
Dove vanno - le persone - quando vogliono essere - altrove?



I bottoni
I bottoni sono simbolicamente legati all’idea di potere. Stanza dei bottoni è denominato il luogo del potere per eccellenza. Maneggiare i bottoni in modo reiterato e solitario rappresenta il potere dell’uno- Ariete. Dopo l’intervento dell’uomo di sabbia il potere diviene il potere della collettività e con l’azione di gettare i bottoni nella sabbia ci si libera del potere, perché il potere ha sempre un’accezione conservatrice e negativa dato che la sua sopravvivenza sussiste a discapito della giustizia. La sola libertà dal potere è la libertà dalla schiavitù che esso genera, il poterne rinunciare in qualsiasi istante. La paura che genera questo tipo di libertà, come scrive Luisa Muraro ha il gusto del chicco di melograna perché il suo sapore non è mai lo stesso.



Il libro e il martello
Il Convitato di Pietra è il libro più importante che ho letto nella mia vita. È stato una sorta di varco che ha portato da una dimensione di inconsapevolezza ad una di consapevolezza, la consapevolezza che dietro ai simboli si nasconde qualcosa di altro e che con i giusti strumenti di conoscenza si possa arrivare a capire quei meccanismi nascosti. Martellare il libro è il modo aggressivo e superficiale con cui si percepiscono la vita e la natura nel nostro ciclo di vita.
È anche utilizzare uno strumento sbagliato per la conoscenza. Dopo il passaggio dell’uomo di sabbia, la conoscenza viene condivisa con il passaggio del libro e si fa proprio il concetto distruggendo lo strumento di conoscenza. Del resto esso non serve più visto che si è fissato il concetto e lo si è condiviso con gli altri.

Il colore, gli abiti e il pulirsi le dita
L’utilizzo del pezzo di tela per pulirsi le dita crea una sorta di sindone. La sindone è letteralmente un pezzo di lino che utilizzavano gli ebrei per coprire i cadaveri prima di seppellirli. Vi rimane su di essa l’impronta del corpo che avvolgeva. La Sacra Sindone, la tela che ricopriva il corpo di Cristo è un oggetto di culto a forte impatto simbolico e religioso, l’ultima compagna materiale del suo corpo. Questa immagine è fortemente simbolica. Nella performance viene creata una sindone non dal viso o dal corpo, ma dalle dita perché legate alla creazione di opere pittoriche. L’arte diviene l’ultima compagna materiale del nostro corpo e la testimonianza di quello che c’è stato, della nostra presenza. All’inizio rigirare il colore nero con il pennello è il ripetersi delle solite convenzioni nell’ambiente artistico, il sottostare a regole che impongono competitività e solitudine, il non condividere con gli altri gli strumenti di conoscenza e le informazioni. Con il passaggio dell’uomo di sabbia questi strumenti vengono condivisi e non si utilizzano più le sovrastrutture imposte dall’ambiente culturale. Si utilizzano strumenti altri non più legati ai pregiudizi di poter rappresentare la realtà solo con l’esperienza sensibile della visione, ma legati anche a componenti che si avvicinano al pensare ed al sentire affidando così di fatto la componente sensoriale all’organo tattile anziché a quello visivo.
Il colore nella ciotola è nero così come gli abiti delle persone sedute a terra perché è il simbolo della consapevolezza del vuoto assoluto, quella particolare condizione per cui si è spettatori consapevoli e partecipi ma senza coinvolgimenti emotivi, è l’emblema dell’evoluzione della ricerca interiore. Sporcarsi le dita con questo colore significa sperimentare personalmente questo atteggiamento mentale, l’atteggiamento della meditazione che permette di venire a contatto con il proprio vero io e con realtà altre.
L’uomo di sabbia invece è vestito di bianco perché è il colore della purezza, utilizzato nei riti di iniziazione. I colori opposti bianco e nero sono i limiti fra i colori caldi e freddi; si possono considerare gli aspetti di una stessa realtà, come il giorno e la notte (senza il buio non si può percepire la luce), emblema dell’equilibrio nella dualità, in cui alla parte oscura si deve sempre opporre una luminosa perché la scura schermerà dall’accecante luce dell’altra.



I numeri
Vengono scritti 4 numeri, come 4 sono le persone al centro della scena. Con essi tento di lavorare sul maschile e sul femminile. I numeri scritti ripetutamente all’inizio da una sola persona corrispondono alla numerazione zodiacale dei pianeti esaltati nel sistema Zodiacale A maschile. Il numero uno è in relazione al Sole, il numero 3 a Plutone, al il numero 5 a Y-Sedna e il numero 10 a Marte. Sono tutti pianeti maschili.
Gli altri numeri scritti di volta in volta rappresentano i pianeti femminili e rispettivamente il 7 Saturno, il 9 X-Eris, il 4 Venere e l’11 Nettuno. È in pratica il passaggio da un sistema patriarcale ad un sistema matriarcale, tramite un modo diverso di interagire, lo scrivere in condivisione, dato che ognuno scrive un numero che andrà poi a ricostruire la sequenza numerica del sistema Zodiacale matriarcale.


 
 
 
 
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