parole nude - Raffaella Vaccari

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Parole nude



Spesso le parole
ne nascondono altre
(Some words may hide others)
William Shakespeare

Con questo video vorrei cercare di cancellare i confini della parola. Questa è un’epoca di tante, troppe voci, di rumori, di eccesso di cose inutili. Come fare per tornare all’essenziale? Nel video utilizzo la calligrafia per scrivere la stessa frase in lingue diverse. In questo video la frase scritta in Giapponese è “Accanto a me c’è la stella più preziosa dell’universo”. Questo utilizzo della calligrafia è intervallato ad immagini di acqua, di pietre e ad alcune forme di Taiji (il combattimento e la spada).
L’arte della spada e la calligrafia sono simili perché ambedue nascono dall’armonia fra la forza del polso e il sentimento del cuore. Questo concetto espresso nel film Hero di Zhang Yimou è il filo che mi è servito per cucire il mio video. Arte della spada e calligrafia si basano sullo stesso principio perché il cuore di ambedue è l’anima, la parte più spirituale della nostra essenza.
La calligrafia è tecnicamente l'arte della scrittura ornamentale (shūfǎ in cinese, letteralmente: "l'arte, la disciplina della scrittura). Nell’Asia orientale la calligrafia è considerata un’arte importante e la più raffinata forma di pittura. Quella araba invece è una forma d’ispirazione e un mezzo necessario agli studenti di teologia. La calligrafia diviene così il legame fra l’arte e la comunicazione.
La costruzione di questa frase intervallata da immagini mi serve simbolicamente a rappresentare il recupero della spiritualità perduta, della “lingua sacra” andata smarrita con la costruzione della Torre di Babele. Tornando alla spiritualità, si può edificare l’edificio (corpo) rendendolo “sacro” e ci si premunisce dal restare confusi, ricadendo nell’errore accaduto durante la costruzione della Torre. L’arte (la pittura) è lo strumento di espressione comune a tutte le culture, la lingua universale prima della nostra storia. Diventa uno strumento che può unire e aiutare a comprendere le varie culture per riuscire a convivere assieme nella società multietnica del nostro tempo. La parola perduta con la torre di Babele viene recuperata ma solo in parte, grazie all’arte. È un modo in cui ritornare all’origine. L’arte può essere lo strumento che unisce i popoli, ma non può essere strumento di comunicazione, dato che si serve di codici propri di ogni artista che non si possono condividere se non a certe condizioni. L’artista vorrebbe comunicare con questo mezzo, ma esso rimarrà sempre uno strumento inadeguato perché l’opera d’arte è la condensazione in chiave metaforica dei pensieri di una cultura in un dato periodo. Sarebbe bello tornare ad una lingua materna, una lingua condivisa a metà strada fra l’esperienza e il linguaggio.
Una lingua che nomini le cose prima che si imprigionino in tipologie logiche, parole nude prive di categorizzazioni, che trasudano ancora di terra, di corpo, di madre, di inizio, della fragilità degli inizi. Tornare a quel momento in cui non si distingue ancora tra la parola e la cosa, tra il corpo e il linguaggio, la parola attinta dalla sorgente degli inizi. Corrisponde questo al periodo della vita legato all’infanzia e al primitivo. Sarebbe ritrovare una libertà rispetto all’ordine logico del linguaggio e rispetto al reale, uscire dalla gabbia del pensiero codificato, raccogliere la parola “dal luogo ancora non luogo, dal tempo non tempo in cui un’esperienza cerca la parola per dirsi” (Luisa Muraro). Potrebbero essere la riscoperta del potere espressivo del linguaggio e la libertà rispetto all’ordine logico della lingua e del reale stesso.



Queste immagini si muovono come fa il mare, lungo la riva, alla terra, la natura umana e sacra, un legame in cui è ammesso toccare ed essere toccati, mangiare ed essere mangiati, usare ed essere usati, affrontare ed essere affrontati, senza confusione, senza distacco.
Accogliendo l’altro e non negandolo si delinea un nuovo spazio di libertà che nasce da un’esperienza più antica, quella della maternità, in cui la libertà non annienta. Dischiudersi a un pensare altro è come aprirsi all’ignoto. Le relazioni riescono a risolvere le contese in ciò che è veramente essenziale. Possiamo così intravvedere un luogo simbolico che contiene la manifestazione del sé proponendo però anche la possibilità di relazionarsi con l’altro da sé. Sta tutto nell’ascolto e nella relazione che nasce da questo gioco. Per scardinare le contraddizioni della nostra società contemporanea bisogna partire dal sé, e quindi non misurarsi più con l’altro diverso da noi, ma con noi stessi. Forse questa idea consentirà di mettere in discussione l’idea di potere. Il potere rende schiavi indipendentemente dall’averlo o no. L’unica libertà dal potere è la libertà dalla schiavitù che esso origina: la libertà di essere liberi dal potere, di poterne rinunciare in ogni momento.
Scrive Luisa Muraro: "La libertà può fare una paura come niente e nessuno può fare, anche quando cerchiamo di spiegarcela con questa o quella ragione e diamo la colpa a questo o a quello. E invece no, c'è una paura propria e speciale della libertà e ha il gusto del chicco di melograna, per dire che il suo sapore non è mai lo stesso(…)". 


 
 
 
 
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