onde di luce - Raffaella Vaccari

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opere
 

Onde di luce
performance di Luisa Magarò e Raffaella Vaccari
con Isabella Ferlini
 
 
Sala degli Archi Rimini venerdì 8 aprile 2011 ore 18,30

Quale è la parola più importante per te tra tutte le parole?

Questa performance è stata realizzata in collaborazione con Luisa Magarò e presentata nella sala degli archi alla vernice della loro doppia personale. La mostra era stata allestita mettendo al centro della sala 4 sculture albero, realizzate da Luisa Magarò che rappresentavano ognuna un elemento: aria, acqua, fuoco e terra. Mezz’ora prima della performance a tutte le persone intervenute viene chiesto “quale è la parola più importante per te fra tutte le parole?” e si invita a scriverla su un foglietto a forma di farfalla. Il foglietto viene inserito dentro ad uno scrigno che grazie ad un gioco di specchi non ha fondo. La performance inizia quando la danzatrice prende lo scrigno e lo porta vicino alle due lettrici. Poi si posiziona in mezzo ai due alberi dell’aria e dell’acqua. La lettrice vestita di bianco inizia a cantare un canto segreto in lingua d’och che veniva cantato solo da donne. Appena finito il canto inizia il suono dell’aria e la seconda lettrice vestita di nero legge alcuni stralci di una poesia dedicata all’aria mentre la danzatrice danza movimenti legati a questo elemento. 

 

Appena terminata la lettura la lettrice vestita di bianco prende una farfalla di carta e ci soffia sopra facendola librare in volo, quindi inizia a leggere alcuni stralci di una poesia legata al fuoco mentre la danzatrice danza il fuoco. Appena terminato la seconda lettrice accende un cerino e ci soffia sopra. Poi inizia a leggere una poesia dedicata alla terra mentre la danzatrice danza movimenti legati alla terra. In chiusura la prima lettrice prende una ciotola con della terra e ci mette le dita dentro. Poi legge una poesia legata all’acqua mentre la danzatrice danza movimenti legati all’acqua. In finale la seconda lettrice versa dell’acqua nella ciotola. La danzatrice si posizione al centro della scena fra gli alberi e viene legata con un filo d’oro dalle due lettrici. Poi la seconda lettrice legge la poesia di Edna Millay sull’uomo sapiens.



Produci più in fretta, spingi, usurpa, canta inni, costruisci bombardieri..
Trasforma in esplosivo la cellulosa.. Trasforma in poltiglia che attira le mosche i corpi dei giovani pieni di speranza.. Insulta con le tue parole di menzogna, perfeziona le tue formule, commercializza batteri.. Produci, spingi, usurpa, espanditi, annientati, muori uomo sapiens
Edna Millay “apostrofe all’uomo”



Appena finito le due lettrici prendono due forbici e liberano la danzatrice che al suono del bastone della pioggia e di una musica inizia a danzare nuovamente. Prende lo scrigno che viene aperto e vengono lette le farfalle al suo interno e poi soffiate nella stanza dapprima dalle due lettrici e poi dal pubblico presente. In finale le due lettrici applaudono il pubblico che è diventato il protagonista della performance.



Vi è la lettura delle poesie sugli elementi aria, acqua, fuoco, terra perché sono alla base dei segni zodiacali e quindi alla base della vita sulla nostra terra. La danzatrice viene legata perché rappresenta la terra e la natura martoriata e violentata dall’uomo e tutto questo ci porterà ad una distruzione come ci urla Edna Millay nella sua poesia. Solo con un nuovo modo di vivere e percepire la natura questo può non accadere. Liberarci dai vincoli che ci costringono a percepire così la natura è l’unico modo per essere in armonia con la nostra terra.

Onde di luce
Fra il popolo Inuit vi è la credenza che le persone abbiano due anime. Una delle due anime è chiamata “il respiro della luce” e con la morte essa scompare per permettere all’altra di giungere nell’aldilà. Il respiro ritma la vita, scandisce il tempo della nascita, della crescita e della morte. La consapevolezza dei movimenti respiratori mette in opera un nuovo linguaggio, che parla con gli stati emotivi. Le parole deprivate del respiro sono come foglie morte. Il respiro è l’energia che illumina e scalda il significato delle parole. Il modo di percepire il mondo si legge anche attraverso il respiro delle parole, Kotodamà lo chiamano i giapponesi. Ascoltare il respiro dell’altro è il primo movimento della comprensione, è il primo passo fuori dal buco nero del nostro egocentrismo. Una buona relazione comunicativa è fatta di parole che camminano prendendosi per mano, di onde di luce, energia che unisce l’uomo alla natura, il creato all’energia generatrice.
Con questa mostra vogliamo parlare della comunione fra lo spirito e la materia, fra il nostro sé e la materialità, tra la natura e il divino: un nuovo modo di vivere e percepire il mondo. L’albero è simbolo della natura, della vita sul pianeta, una natura sofferente, amorfa, spersonalizzata: ha radici nella terra e rami verso il cielo, simboleggia l’uomo sia nella sua appartenenza alla terra sia nella sua aspirazione al cielo e ci apre un varco a un mondo alternativo fatto di condivisione, solidarietà e apertura all’altro, al diverso, una visione accogliente e armonica con la natura e gli altri. E’ simbolo di un pianeta che chiede di rinascere e questa rinascita è tutta al femminile. Nella società hanno sempre prevalso il maschile, la violenza e la sopraffazione, rendendola limitata, autodistruttiva e ingiusta. E’ alle donne che è ora affidata la rinascita del domani, la lenta, paziente e preziosa ricostruzione del rapporto di ciò che resta: con amore sanare le ferite di un’umanità sofferente e di un pianeta ormai vicino a cambiamenti irreversibili.
La lungimiranza è femminina e mira a tessere quella rete di luce, amore e dignità che solo con umile saggezza e silenziosa passione le donne sanno creare.
Il ragno è un archetipo della doppia natura femminile. In un’antica favola su un ragno e una mosca, la mosca diviene simbolo dell’anima in cerca di un’entità femminile che la divori per poi farla rinascere. La ragnatela rappresenta relazione, leggerezza, sospensione e soprattutto apparente fragilità. La figura del ragno è anche guida per l’aldilà, dato che acquista la funzione di ponte o di porta, di passaggio fra mondi non comunicanti fra loro. La ragnatela diventa così un mezzo per salire da un mondo inferiore a uno superiore. Il centro della ragnatela rappresenta il sole, che genera i suoi raggi, come il ragno i suoi fili e la tela è tramite tra principio e realtà, tra l’Essere e la sua emanazione.
La farfalla, infine, è la metafora dell’essere liberato dalla materia: il simbolo di quella trasformazione e rinascita che porta verso cose d’ordine superiore, verso la luce. Ogni piccolo passo verso la nostra auto-realizzazione si rispecchia nel processo di sviluppo della farfalla. Essa non vive per cibarsi e invecchiare, vive solamente per amare e concepire, impara a volare portando sulle sue ali i colori dell’arcobaleno. Ci insegna a trasformare la nostra vita consapevolmente, a realizzare i nostri desideri più profondi: ci mostra che ogni metamorfosi, anche la peggiore possiede un suo ordine, la grazia e la capacità di accettare i cambiamenti ai quali tutti noi siamo sottoposti durante la vita, perché mirano a migliorarci. 

Raffaella Vaccari e Luisa Magarò
aprile 2011
 
 
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